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Se avete deciso di fare un salto a Barcellona e avete sete di provare cocktail fuori dal comune e in un luogo non convenzionale non potete saltare la visita al Sips. Il bar che non è un bar è guidato da Simone Caporale e Marc Alvarez, due mixologist di fama internazionale che lo hanno portato al 37esimo posto della classifica dei The World’s 50 Best Bars.

Sips, tra l’haute-couture e il prêt-à-porter

Nel cuore dell’Eixample, il quartiere dove si trovano anche altri noti locali come Dry Martini, Tandem, Galileo e Solange, si distingue Sips quale punto di riferimento per il servizio impeccabile e per i cocktail realizzati con abilità artistica di alto livello.

Con Marc Alvarez ho voluto aprire uno spazio con un’identità specifica. Una Drinkery House moderna che serve bevande miscelate. Chi viene al Sips si siede e ordina soprattutto cocktail a prezzi accessibili”, dice Simone Caporale.

Sips è un posto chic che non trasuda lusso o stravaganza. Non è elitario, anzi. Aggrega e invita a entrare. “È un luogo in cui poter sostare comodamente seduti su uno dei divanetti sparsi per il locale non perdendosi il piacere di una chiacchierata con i bartender che miscelano, shakerano e al contempo servono ai tavoli”, continua Caporale.

Il bancone che non c’è

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Al Sips, 9 tavoli in tutto, il bancone non è una presenza fisica importante a livello estetico e non è il protagonista del locale. “Abbiamo voluto tagliare via certi stereotipi perché non vi fosse differenza tra chi lavora i cocktail e chi li serve. Oggi tutti vogliono essere bartender e nessuno vuole lavorare in sala. Allora noi abbiamo capovolto le regole. Qui, tutti stiamo in sala e tutti stiamo dietro alla station, una piccola isola al centro del locale a cui è possibile lavorare girandoci intorno” spiega Caporale.

“Questa scelta è stata dettata dalla voglia di recuperare la vera essenza di questo lavoro che si traduce nel servizio e nel valore umano. Ecco perché al Sips il bancone non è più una barriera fisica o sociale. Sia per noi che ci lavoriamo che per i nostri clienti”.

Il bicchiere non è un complemento da Sips

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Un’altra parte importante del Sips è la scelta della cristalleria fuori dal comune. “I contenitori dei nostri cocktail non sono un complemento. Valorizzano la materia prima e sottolineano il gusto che ne deriva dalla miscelazione degli ingredienti. Abbiamo scelto di rompere gli schemi proponendo anche bicchieri con forme particolari disegnate da artisti locali specificatamente per ogni tipo di cocktail”, continua Caporale.

C’è Compressed servito in un bicchiere in vetro soffiato a cui sono stati schiacciati i bordi per garantire una bevuta dosata, a piccoli sorsi. Oppure il cocktail raccolto nelle Camera olfattiva, un grande uovo di cristallo con un’apertura laterale.

L’idea è quella di guidare il cliente a inalare i vari aromi prima di sorseggiare il drink inserendo tutto il volto, dal naso alle labbra, nel grande foro presente su un lato. Il drink, raccolto sul fondo, sorprende in un primo momento per il profumo delle botaniche sospese all’interno del contenitore. Sorseggiandolo invece risveglia il palato esaltandone l’esperienza sensoriale”, prosegue Caporale.

Qual è stato primo gesto che l’essere umano ha computo per nutrirsi? “Da questa domanda è nato Primordial il cui liquido viene servito all’interno di due grandi mani che lo proteggono grazie all’intreccio delle dita. Il gesto che si fa quando si beve dell’acqua alla fonte”, spiega il socio di Sips.

Meno distillato più equilibrio di sapori

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Dal contenitore ai cocktail che al Sips si distinguono per una scelta di dosaggio coraggiosa. “Quando con Marc abbiamo progettato Sips abbiamo pensato che era ora di proporre qualcosa di essenziale. Oggi per avere successo nel mondo del bar si deve andare per sottrazione. Togliere ciò che è eccessivo, per lasciare al cliente solo l’esperienza”, prosegue il co-proprietario di Sips.

Serviamo 29 cocktail tra classici rivisitati e signature che si caratterizzano sempre per un quantitativo leggermente inferiore dei distillati rispetto alle dosi standard che ci si aspetterebbe. Perché per noi non c’è un ingrediente più importante dell’altro, quindi il distillato non deve prevalere. Per fare un ottimo cocktail la giusta dose di ogni ingrediente è l’equilibrio anche se la scuola classica dice che per ottenerlo di un distillato vanno utilizzate due parti in più rispetto a tutti gli altri ingredienti. I nostri drink invece dimostrano il contrario e ci permettono di giocare con il gusto di tutta la materia prima usata”, dice il mixologist italiano.

I drink da provare da Sips a Barcellona

Chi non ha tempo di tornare al Sips e necessita un consiglio, parta da questi cocktail e si goda lo spettacolo visivo di ciò che accade dai tavoli vicini. Il primo è il meraviglioso Whisky Ume, uno short drink realizzato con prugna e sapori giapponesi.

Poi lo stupefacente Negroni la cui particolarità, oltre al sapore, è la grande sfera di ghiaccio di color arancione che non si scioglie mai perché ricoperta di burro di cacao che la impermeabilizza raffreddando il cocktail senza annacquarlo.

Oppure c’è il Mosaic cocktail composto da pisco, palo santo e tonica serviti in un tumbler ricoperto di piccole tessere colorate commestibili che ricordano la tecnica di Gaudì. “In fondo i cocktail sono come l’arte”, svela Caporale. “Comunicano in una lingua universale trasmettendo una sensazione e creando esperienze grazie a ogni singolo elemento di cui sono fatti”. E l’arte va vissuta sempre in prima persona, come per Sips.

Mentre il locale prospera e raccoglie sempre più consensi di pubblico non resta che attendere la novità prevista per ottobre. Dal Sips si accederà in un’altra saletta, da 18-20 posti in cui vi sarà un secondo bar sperimentale. Il design sarà moderno-minimalista, ma questa è un’altra storia tutta da scrivere e vivere.

Immagini courtesy Sips Barcelona

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